polis, POLITICA eHABITAT: un LEGAME profondo
Il legame tra polis e politica è sostanziale. Il portato virtuoso delle città è sostanza viva e vitale della democrazia. Il fare città, inteso come promozione dell’urbanità negli aggregati insediativi, deve tornare a essere centrale nella politica e nei saperi disciplinari che si occupano delle trasformazioni dell’ambiente fisico, a cominciare dall’urbanistica. Ne L’ordine politico delle Comunità, scritto nel […]
- Il legame tra polis e politica è sostanziale. Il portato virtuoso delle città è sostanza viva e vitale della democrazia. Il fare città, inteso come promozione dell’urbanità negli aggregati insediativi, deve tornare a essere centrale nella politica e nei saperi disciplinari che si occupano delle trasformazioni dell’ambiente fisico, a cominciare dall’urbanistica. Ne L’ordine politico delle Comunità, scritto nel 1944-45, Adriano Olivetti parla esplicitamente dell’«urbanistica come funzione politica», come «Architettura (Estetica utilitaria) al servizio di fini sopraindividuali e perciò etici». A sua volta Ignazio Gardella, nel 1949, afferma: «Il piano è politica, perché nella forma della polis futura sarà contenuta e espressa la sua essenza».
- Questa consapevolezza, un tempo radicata nell’esperienza e nel fare, è oggi sempre più estranea alla cultura di chi decide gli assetti territoriali: amministratori della cosa pubblica, investitori, operatori e progettisti trascurano la reale portata sociale degli interventi di trasformazione del territorio. La mancata maturazione condivisa circa la rilevanza delle forme insediative nel definirsi dei modi nella convivenza civile sono all’origine della dilagante caduta di qualità degli insediamenti umani.
- In tale contesto l’architettura degli edifici si impone sul disegno urbano e il design sull’architettura d’interni. Prevale l’attenzione ai singoli organismi architettonici e ai singoli oggetti a discapito dell’interesse per i luoghi. In modo più o meno appariscente, lo spazio del convivere è investito da un mutamento radicale: il valore economico colonizza la dimensione simbolica impoverendola; a sua volta la funzione, immiserita, inaridisce il senso delle trasformazioni. La rendita immobiliare ha un ruolo rilevante, se non primario in questa deriva: il valore di scambio predomina sul valore d’uso, la merce sui valori d’assieme. Da qui il proliferare della non-città diffusa, con insediamenti a scarso tasso di urbanità nella periferia metropolitana, mentre nella città compatta si affacciano nuove presenze disurbane (quando non anti-urbane): grattacieli terziari o residenziali, questi ultimi con il carattere più o meno camuffato di gated communities.
- Le rivoluzioni nei trasporti e nelle telecomunicazioni hanno fornito l’estro per una liberazione dal contesto e dalle relazioni di cui ogni quadro ambientale è storicamente intessuto (cum-texěre). Una distorsione della realtà che favorisce forme di “urbanizzazione” e modi di abitare dimentiche delle relazioni di prossimità. I contesti interessano per le opportunità di investimento capitalistico, mentre le relazioni storiche e i valori ideali e civili che li hanno plasmati decadono: non sono più l’humus della vita associata e non sono più al centro delle pratiche di trasformazione/conservazione del mondo. Anzi, sempre più frequentemente sono visti come vincoli e ostacoli da rimuovere. Non poche inadeguatezze della politica – di cui la società tutta paga il conto – hanno alla radice il disinteresse per i contesti e l’incultura che ne è insieme causa ed effetto. Ma dai contesti non ci si libera. Dei contesti occorre occuparsi, come ci si occupa di ogni altra necessità elementare connessa al vivere e all’abitare.
- Ogni nuova casa, ogni nuovo edificio contribuisce alla costruzione o alla distruzione della città. Eppure le decisioni della Pubblica Amministrazione in fatto di urbanistica non paiono quasi mai iscritte in un progetto, men che meno in un progetto di rafforzamento della convivenza civile. A ciascuna organizzazione dell’habitat corrisponde una peculiare definizione dei rapporti fra spazio privato, spazio collettivo e spazio pubblico, dei rapporti tra rifugio e relazione; rapporti fondativi della convivenza civile, operanti nel codice genetico degli insediamenti umani. Questo ordine di questioni – le relazioni tra forme insediative e convivenza civile – va riportato al centro del governo della cosa pubblica. Si impone una decisa inversione di rotta: in sede locale, nazionale ed europea, occorre affermare il valore delle città come componenti fondamentali del patrimonio culturale primario.
