AMARE le CITTÁ di CONVIVENZA civile

La sicurezza viene strumentalmente agitata dagli “imprenditori della paura”, che quando si fanno forza politica si autoescludono, e autoassolvono in partenza, dalle responsabilità in merito agli assetti degli insediamenti e dei luoghi. La sicurezza è questione che non può essere risolta se non andando alle radici. Per limitarci all’habitat, le relazioni di prossimità e le […]

La sicurezza viene strumentalmente agitata dagli “imprenditori della paura”, che quando si fanno forza politica si autoescludono, e autoassolvono in partenza, dalle responsabilità in merito agli assetti degli insediamenti e dei luoghi.

La sicurezza è questione che non può essere risolta se non andando alle radici. Per limitarci all’habitat, le relazioni di prossimità e le qualità dell’ambiente costruito costituiscono i presidi primari da cui dipende la capacità di una comunità di tutelare il proprio habitat. L’urbanità è la garanzia più efficace e civile di sicurezza. In questa chiave, va perseguita la riqualificazione dell’habitat all’insegna della riumanizzazione: occorre armare le città di convivenza civile dando la massima importanza alle infrastrutture della socialità, come cardini della tenuta civile del tessuto sociale e insediativo.

La prima infrastruttura della socialità è lo spazio aperto pubblico. Il perseguimento della sua vitalità e delle sue qualità relazionali (compresa la bellezza dei luoghi) dovrebbe essere compito primario di ogni progetto urbanistico-architettonico. Non ci si può però limitare a questo. L’urbanità va riconquistata e riaffermata ogni giorno sul piano concreto come su quello simbolico: il conseguimento della qualità di un luogo (e degli aggregati di luoghi, ai vari livelli) comporta un lavoro sinergico dei decisori e degli abitanti, con apporti congruenti e commisurati alle specifiche responsabilità.