Confcooperative Habitat è intervenuta in audizione presso la Commissione Ambiente della Camera, nell'ambito dell'esame del DL n. 66/2026 sul Piano Casa martedì 19 maggio. In un momento di forte emergenza abitativa, la cooperazione di abitazione porta in Parlamento le proprie proposte per un abitare che sia davvero abbordabile e a "giusta misura" di tutti.
Pur accogliendo con favore il ritorno del tema dell'abitare nell'agenda politica nazionale, Confcooperative esprime un giudizio sospeso: “L'urgenza di un intervento organico è fuori discussione. Il disagio abitativo nelle grandi città italiane è strutturale, non congiunturale: colpisce lavoratori con redditi medi, giovani, studenti, anziani soli. Il nostro giudizio resta sospeso, perché su alcuni nodi fondamentali il decreto-legge si limita a formulare intenzioni senza definire i parametri quantitativi che ne determinano l'efficacia reale. Nello specifico serve più realismo sui numeri e, soprattutto, una maggiore e più strutturata attenzione all'Edilizia Residenziale Sociale”, ha dichiarato il presidente Alessandro Maggioni, intervenendo con il direttore Valerio Pellirossi.
La prima significativa osservazione è l'assenza di interventi per la cooperazione di abitanti. Nonostante una storia che dal secondo dopoguerra ha garantito una casa a oltre 930 mila famiglie (di cui 380 mila grazie alle consociate Confcooperative), il decreto non prevede misure per la cooperazione di abitanti. Da qui la richiesta di attivazione di un tavolo di confronto per inserire il modello cooperativo (strutturalmente non speculativo) nel Piano e l'inclusione dei rappresentanti del settore nelle cabine di regia per la valorizzazione degli immobili pubblici.
Ecco la sintesi dei punti chiave sottolineati, delle criticità e delle proposte presentate.
1. Commissario straordinario e Risorse
La valutazione sulla governance oscilla tra l'approvazione del metodo e la cautela sulle coperture finanziarie. Confcooperative Habitat valuta positivamente la nomina di un Commissario straordinario nazionale. Si tratta di uno strumento utile per garantire un intervento distribuito in modo omogeneo su tutto il territorio, superando le sovrapposizioni burocratiche. per accelerare procedimenti che altrimenti si arenerebbero in sovrapposizioni di competenze. Tuttavia, i poteri commissariali previsti — che consentono di operare "in deroga a ogni disposizione di legge" — non possono estendersi alla pianificazione urbanistica in quanto non si tratta di una pratica burocratica: “Ogni scelta di uso del suolo cambia in modo irreversibile la vita delle comunità, l’ambiente e il paesaggio – urbano e non – e i diritti di proprietà”, ha sottolineato Maggioni. Da qui la proposta di un procedimento semplificato di consultazione pubblica, con pubblicazione preventiva e termine per osservazioni, prima di acquisire efficacia definitiva.
Lo stanziamento complessivo, che si aggira attorno a 1 miliardo di euro per intervenire su circa 60.000 alloggi di edilizia popolare, appare a Confcooperative ridotto e in larga parte riallocazione di risorse già esistenti (partite di giro) anziché come veri fondi freschi aggiuntivi.
2. Viene accolto con favore il programma di ricognizione e rilevazione del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato, finalizzato alla sua successiva programmazione e trasformazione in chiave residenziale.
3. Il nodo cruciale: l'ERS e il miraggio del "calmierato" al 33%
Per realizzare interventi di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) a canoni calmierati, il decreto si affida alla struttura commissariale e punta ad attrarre capitali privati tramite appositi Fondi di investimento. Tuttavia, lo strumento principale individuato dal testo presenta un limite strutturale invalicabile. Il Piano fissa i parametri dei canoni e dei prezzi ERS sulla base di una riduzione del 33% rispetto ai valori OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare). Confcooperative denuncia con forza però che questa riduzione si applica a valori di mercato di partenza già troppo alti, e di conseguenza non rappresenta una soluzione reale "abbordabile" per le famiglie a medio-basso reddito.
4. Nello specifico questa criticità si rivela divario dell'abbordabilità nelle grandi città Correggere i parametri per l'ERS, affiancando alla riduzione percentuale del 33% un tetto massimo assoluto per i
canoni e per i prezzi di vendita, ancorato al reale reddito disponibile delle famiglie nelle diverse macro-aree urbane.
5. Altre criticità sul patrimonio pubblico e welfare abitativo
I rischi della dismissione ERP: La vendita degli alloggi agli assegnatari rischia di frammentare la gestione dei condomini pubblici e di ridurre permanentemente lo stock di edilizia popolare, ripetendo gli errori strategici degli anni '90.
Fondo morosità incolpevole: La dotazione attuale (22 milioni nel 2026, 2 milioni nel 2027) è definita "strutturalmente sottodimensionata". Confcooperative chiede un fondo stabile di almeno 20 milioni l'anno fino al 2030, estendendo la protezione anche agli inquilini in locazione ERS.
Studentati fuori dal Piano Casa: Separare nettamente la residenzialità universitaria dall'edilizia ordinaria per famiglie e lavoratori, evitando che la componente studentesca (più redditizia) cannibalizzi gli alloggi a lungo termine.
Conclusioni
Confcooperative Habitat conclude chiedendo una revisione del testo: per far funzionare l'ERS e dare risposte reali al disagio abitativo serve più attenzione ai meccanismi di calcolo dei canoni e un reale coinvolgimento dei soggetti che, come le cooperative, producono da sempre abitare sociale senza finalità speculative.